1 luglio 2009
Pietro Pizzini non è solo uno che scrive in dialetto o che scrive di dialetto: è una persona che vive il dialetto come cultura, storia, senso della sua terra, delle sue genti.
La sua voce forte, impetuosa, ma pur sempre melodica, la si sente anche quando non è lui a leggere le sue poesie, in una qualche festa a Scarpatetti o tra i ritrovi degli emigranti: esce dai suoni delle parole che sceglie, che conosce, che colorano anche di tinte scure i suoi versi. La si sente e la si riconosce quando leggiamo le sue poesie all’ombra di una qualche nostra pergola, ma anche nella lontananza di tante genti che se ne sono andate da quest’ombra e che tuttavia riescono a sentire ancora, grazie a questa voce forte, impetuosa, pur sempre melodica, gli echi delle proprie montagne, delle valli strette, dei nostri colori e dei nostri sapori.
Ha ricevuto il Ligari d’Argento nel 2004
